Monday, 12 August 2013

[Italiano] I fatti, il racconto e il contesto.

Qualche tempo fa ho visto una giovane donna fare un gioco con dei bambini. La giovane donna era una di quelle splendide persone che non pensano che i bambini siano idioti, ma che al più che non sappiano qualcosa perché sono in giro per il mondo da troppo poco tempo. Il gioco funzionava così: la donna mostrava una parola, scritta; i bambini ne spiegavano il significato. Ma tutte le parole avevano una peculiarità. Un esempio (il gioco era in inglese, qui ne farò un equivalente italiano): PESCA. "La pesca delle alici" non ti fa pensare a dei pesci che mangiano un frutto. "La pesca di Alice" non ti fa pensare a una ragazza che viene tirata fuori dall'acqua (se non in casi molto particolari). La giovane donna aveva concluso il gioco chiedendo ai bambini come facevano a capire il significato delle parole. "Leggo quello che c'è prima e quello che c'è dopo" ha risposto una del gruppo. I bambini hanno imparato una nuova parola, contesto, e hanno riflettuto su un concetto; tutti i presenti si sono molto divertiti.

A sette anni puoi capire benissimo cos'è il contesto, e sintetizzarne anche il significato in una frase. Non è un concetto così astruso.

E ora, alcuni fatti (dati aggiornati all'11 agosto 2013; grazie Wikipedia). I premi Nobel sono stati assegnati a 851 individui; di questi 44 sono donne. Non contando le organizzazioni si ha un 5% di donne insignite del premio; se si tolgono premi per la Pace e per la Letteratura la percentuale scende drasticamente al 2%. I premi Nobel con la pelle nera sono 15, cioè l'1,7%. Sono tutti per la Pace tranne uno per l'Economia e tre per la Letteratura, fatevi voi i conti sulle percentuali.

Ora, immaginatevi che qualcuno dica "I premi Nobel donne sono al più il 5%. Però come modelle sono molto affascinanti". Sono di nuovo fatti, ma il contesto inizia a dare una lettura dei fatti: le donne sono buone per il loro corpo, molto meno per la loro mente. Ma diamo il beneficio del dubbio. Immaginatevi ora che la stessa persona abbia più volte avanzato dubbi sulle capacità intellettuali delle donne, dicendo che una donna che scrive di scienza abbia per sua natura dubbie credenziali. Il contesto inizia a dare un quadro piuttosto chiaro di un certo racconto dei fatti.

L'equivalenza con i neri che sono bravi a correre è lasciata come facile esercizio.

E' interessante notare come questo tipo di fenomeno possa far danni anche con (apparenti) complimenti. L'esempio più ovvio: "Una buona parte dei ricchi investitori statunitensi sono ebrei. La maggior parte degli ebrei si sposa all'interno della propria comunità". Sapete già che la faccenda potrebbe andare a finire male: non necessariamente, perché sono fatti che possono essere visti sotto le luci di diversi contesti, ma una di queste luci sta dalle parti di Der Stürmer.

Non ci vuole molto a capire il contesto. Basta un bambino un po' sveglio, credo che anche un professore di Oxford, Fellow della Royal Society, ci arrivi. A meno di non voler giocare a fare il finto tonto, ma mi pare una tattica più adatta a un gruppo di ragazzine liceali, che almeno hanno dalla loro la scusa dell'inesperienza unita al delirio ormonale.

Insomma: non credo che il tweet di Dawkins sia offensivo di per se. Credo che Dawkins sia (diventato) un troll, forse perché ha iniziato a credere un po' troppo al proprio ufficio stampa. E anche peggio di un troll, purtroppo.

Piccolo disclaimer per quanto segue, se mai servisse. Non ho una particolare simpatia per l'islamismo, e sto usando un eufemismo. Vivo a Londra e prendo la metropolitana abbastanza regolarmente, la gente che la fa saltare in aria mi dà un po' fastidio; sono femminista e la gente che pensa che il voto di una donna valga la metà di quello di un maschio mi fa ribrezzo; penso che i diritti umani siano universali e mi piace ricordare come la faccenda "la nostra cultura" fosse usata da Mussolini per mandare gli omosessuali al confino (per tacere di casi più gravi). Potrei continuare, credo.

Secondo disclaimer: non penso che le frequentazioni personali siano un indice delle opinioni di qualcuno. Ho amici comunisti, radicali, socialdemocratici, persino di CL; ho stima profonda per molti atei (uno l'ho anche sposato), agnostici, ebrei e cristiani di varia persuasione. Non soffro di personalità multiple, per cui non sono sposo tutte queste idee (alcune sì).

Ma non credo che l'Islam sia di per se una condizione sufficiente per tutti gli orrori di cui sopra: dato il numero di musulmani per il mondo (o fosse soltanto a Londra), se così fosse saremmo in un bagno di sangue, le donne potrebbero a stento uscire di casa e solo coperte dalla testa ai piedi, e così via. Né penso sia una condizione necessaria: mi pare che molti cristiani abbiano fatto (e stiano facendo) la loro parte per rendere questa terra un posto un po' meno tollerante. E penso che le frequentazioni politiche di un personaggio pubblico, i suoi endorsement sui mezzi di comunicazione di varia natura, siano un'altra cosa rispetto ai suoi rapporti sociali privati.

In pratica: ho la netta impressione che negli ultimi tempi il trollare di Dawkins si sia arricchito di una componente ossessiva verso l'Islam, molto di più che verso altre religioni; e ancor peggio di frequentazioni politiche piuttosto insalubri in questo senso. Frequentazioni che (e siamo di nuovo al contesto) fanno pensare a una discesa verso una componente razziale di questa ossessione. Per un'analisi precisa, con citazioni e riferimenti, rimando a questo post (l'autore è un ateo e molto impegnato nella lotta per la laicità, non esattamente un imam).

Spero di sbagliarmi: un razzista di più è sempre una sconfitta, e se il razzista in questione è un personaggio influente è anche un rischio. Ma temo che la strada presa da Dawkins porti proprio da quelle parti.

Ma anche se così non fosse, vorrei ricordare ai Testimoni di Dawkins (non è una mia battuta, la prendo a prestito) che imitare il peggio dei fanatici religiosi non li rende intellettualmente o moralmente migliori, né necessariamente di maggior successo, fosse solo perché i suddetti fanatici hanno alle spalle qualche secolo in più di esperienza in materia. Agli atei militanti nella corrente "tutti i credenti sono cretini" ricordo in particolare il case study dell'idea "tutti gli atei sono immorali"; a quelli della corrente "l'ateismo è lo stato naturale dell'uomo" ricordo il case study "l'Islam è lo stato naturale dell'uomo".

[Altri link sulla vicenda che mi sono piaciuti e che non ho avuto modo di mettere qui sopra: Please be quiet, Richard Dawkins, I'm begging, as a fan (un altro ateo); A Short History of Richard Dawkins vs. The Internet (contiene il racconto di un paio di vicende sgradevoli non necessariamente legate all'Islam - vedi alla voce misoginia); Richard Dawkins should revisit the letter to his 10 year old daughter (altro ateo; l'analisi sulla differenza tra causalità e correlazione è perfetta e degna di un vero intellettuale); dulcis in fundo, il Daily Mash.]

Colgo infine l'occasione per ricordare ancora una volta come una buona fetta degli esseri umani, quale che sia la loro posizione filosofica in materia di religione (al primo che mi trova un termine sintetico che comprenda sia credenti che atei e agnostici offro una birra, o equivalente se è astemio), vogliono fondamentalmente essere lasciati in pace. E, per contro, come alcuni esseri umani hanno reso il mondo un posto migliore traendo forza anche dalle proprie posizioni filosofiche in materia di religione (altro che birra, vi offro una cena), a volte battendosi contro forze apparentemente a loro affiliate (tutti i casi linkati sono esempi, per inciso). La dimostrazione sul tema "condizione né necessaria né sufficiente" è lasciata, di nuovo, come facile esercizio al lettore (si ricorda come aiuto che la negazione di "tutti gli X sono Y" è "alcuni X non sono Y").

Un'ultima nota. La giovane donna del racconto all'inizio era una studentessa di teologia, e la scena si svolgeva durante una funzione in una chiesa. La giovane donna è la mia prossima pastora, votata a maggioranza (bulgara) dalla (molto variegata) comunità, dopo un dibattito in cui molti hanno notato positivamente la sua capacità di rendere semplici e lievi ma non troppo questioni intellettuali, morali ed etiche di notevole complessità. Ad esempio, l'idea di contesto.

Tuesday, 9 April 2013

Let's start with on an upbeat note, let's start with... death.

Margaret Thatcher died yesterday.

Coming home from a (mediocre, except for a couple of singers) Nabucco at the Royal Opera House, at about 11pm, I passed through Brixton.

About 150 people had gathered in front of the Ritzy (a very nice, quite hipster but in a good way, cinema). The marquee read: "MARGARET THATCHER'S DEAD". The banner (yes, there was a banner too) read: "THE BITCH IS DEAD".

(By the way: why do you always have to resort to gendered insults when attacking a woman...?)

Now, on to a personal story. I had an old relative that had harmed me (something I can forgive, or try to) and others dear to me (something I am not so sure I can forgive, not being the interested party). She had a stroke, that took away the lively 70something years old lady that she was and left... someone else. I am sure that the person that had harmed me died with the stroke. The years between that and her death certificate were more of a P.S. on her life than her life.

I did not celebrate my relative's death. In some ways, I will even miss her! (Stockholm syndrome? Maybe.) But I will not deny her faults. Especially the ones that damaged (deeply) the lives of others.

Now, I am not a British citizen. I am not working class, even.

I did not celebrate Margaret Thatcher's death. I saw the celebrations, I recorded the facts, that's it. As I will not celebrate her funeral, but possibly be curious about it.

I know enough history to have a glimpse of why some people would celebrate. Or mourn. As I am trying not to judge her, I am trying not to judge them.

Can we go on living, now; if posible trying not to harm or desire harm to others?

And yes, I believe that that means partly not celebrating a death, but partly (mostly) also not cutting benefits to the poor and disabled.

A last note: I think that the idea that you cannot speak evil of a dead person definitely does not apply to public figures. And I love British satire, also because it dares to laugh even in the face of death, in a way that is like laughing in the face of anybody's inevitable death. But that is a long story...

P.S.: this tweet by Seaneen Molloy. Who is Northern Irish, working class, and has a disability. A class act.